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Wagner in Emilia

Per uno strano caso di incastri di cartelloni e programmazioni teatrali nelle scorse settimane a pochi chilometri dal cuore delle terre verdiane, tre dei principali teatri dell’Emilia hanno portato in scena due opere di Richard Wagner (cosa assai rara per la penisola se pensiamo che il Teatro alla Scala non mette in scena un lavoro wagneriano dal 2017, quando il Maestro Daniele Gatti diresse i Meistersinger), permettendo così al pubblico in un solo weekend di poter confrontare due dei lavori giovanili di Wagner come Tannhäuser e Lohengrin.

Il Teatro Comunale di Bologna ha scelto simbolicamente come ultimo titolo prima della chiusura della storica sala Bibiena (che proprio in questi giorni si avvia ad un lungo lavoro di ammodernamento che porterà il Comunale a spostarsi in una struttura temporanea allestita nella zona della fiera per i prossimi anni) il Lohengrin di Wagner che proprio in questo teatro aveva fatto il suo debutto italiano nel 1871 (segnando anche il debutto assoluto di un’opera di Wagner in Italia). Con questa produzione di Lohengrin, prosegue il progetto del Comunale, iniziato nel 2020 con Tristan und Isolde, di rimettere in scena tutte le opere wagneriane che fecero il loro debutto italiano proprio nel teatro bolognese (in questo senso il prossimo appuntamento con Wagner sarà tra il 28 gennaio e il 1° febbraio 2023 con Der fliegende Holländer). Per l’occasione i complessi bolognesi sono stati affidati alla bacchetta di Asher Fisch, mentre il coro del Comunale (diretto da Gea Garatti Ansini) è stato affiancato dal Coro del Teatro Accademico Nazionale dell’Opera e balletto ucraino “Taras Shevchenko”. La regia dello spettacolo è stata affidata a Luigi De Angelis della compagnia Fanny & Alexander (che tornano al Comunale dopo il Flauto Magico del 2015) che firma uno spettacolo complesso di difficile lettura con diversi alti e bassi, che cerca di unire diversi livelli di lettura e diverse dimensioni spazio-temporali. L’ouverture ci mostra il momento in cui Wagner inizia a concepire l’opera, mentre il resto dello spettacolo altro non sarebbe che lo svolgersi dell’azione (vicino ai nostri tempi, la scena iniziale non è altro che un’ attualizzazione del processo di Norimberga) all’interno della testa dello stesso Wagner. Con il proseguire dello spettacolo si perde questo legame, rimanendo quindi solo la parte dell’attualizzazione che però perde così il fascino che inizialmente sembrava avere. Come già detto in precedenza, i complessi del Comunale e quelli ucraini erano guidati da Asher Fisch che ha diretto in modo solido, riuscendo ad ottenere un ottimo risultato da una compagine orchestrale che è riuscita a dare il meglio di sé, proponendo un suono corposo e coinvolgente, con squarci di suono che sono riusciti ad impressionare l’ascoltatore. Buono l’apporto del coro, anche se segnaliamo qualche sfasamento nel secondo atto. Discontinua la compagnia di canto prevista per la recita da noi ascoltata. Il protagonista era Daniel Kirch che avevamo ascoltato nei Meistersinger alla Bayerische Staatsoper di Monaco di Baviera nel 2018 e 2019. Rispetto a quelle prove, il tenore tedesco in questo caso non ha totalmente convinto, distinguendosi da un lato per un ottimo declamato, ma dall’altro lato risulta spesso in difficoltà nella zona di passaggio, faticando a superare l’onda sonora dell’orchestra. L’interpretazione drammaturgica è sopra le righe, in perfetto connubio con quanto voluto dal regista. Il giovane soprano australiano Anna-Louise Cole è stata protagonista di una prova di routine nei panni di Elsa. Di buon livello il Telramund di Olafur Sigurdarson. Anna Maria Chiuri vestiva i panni di Ortrud e, seppur con qualche piccola difficoltà nel registro più acuto, ha convinto per un’interpretazione energica e spigliata, con un fraseggio davvero minuzioso che è riuscito a rendere tutta la malvagità del personaggio. Di grande esperienza l’Heinrich di Albert Dohmen che sfoggia voce tonante e grande carisma che lo rendono magnetico all’ascoltatore. Lukas Zeman era un araldo con qualche difficoltà di proiezione. Buoni anche i numerosi comprimari coinvolti che per brevità non stiamo a riportare. 

Se Bologna è storicamente considerata una città wagneriana, può sembrare più raro il fatto che il Teatro Municipale Romolo Valli di Reggio Emilia abbia messo in scena (in coproduzione con il Teatro Comunale di Modena e con l’Opernfestspiele di Heidenheim) il Tannhäuser. Tuttavia non dobbiamo dimenticarci che il teatro di Reggio Emilia è solito a scelte coraggiose, basta ricordare Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny che ha chiuso la stagione scorsa. La regia dello spettacolo è stata firmata da Georg Schmiedleitner che ha trasportato la vicenda nella nostra attualità (aiutato dalle coloratissime scene di Stefan Brandtmayr, forse debitrici dell’opera di David Hockney): il Venusberg è uno squallido motel e Tannhäuser è un alcolizzato ludopatico. Anche se le premesse non sono delle migliori, lo spettacolo di Brandtmayr è stato capace di catturare ed emozionare il pubblico con alcuni espedienti come l’ingresso di Elisabeth all’inizio del secondo atto dalla platea, mentre saluta il teatro durante Dich teure Halle, o il coro finale schierato al fondo della platea e il colpo di scena alla conclusione dell’opera con Tannhäuser ucciso da Wolfram (suicida poco dopo) ed Elisabeth corrotta da Venere. Se quindi visivamente sembri a primo acchito poco accattivante, nel suo complesso lo spettacolo acquisisce valore, offrendo una lettura in cui il personaggio di Tannhäuser va a rappresentare l’emblema della nostra contemporaneità. Alla testa dell’Orchestra dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini abbiamo trovato Marcus Bosch, direttore tedesco dall’importante curriculum che ha diretto in maniera estremamente efficace, riuscendo ad imprimere un ritmo energico e pulito, in accordo con quanto dichiarato nel programma di sala, in cui sottolinea l’importanza di ritrovare nella partitura del Tannhäuser gli “amori” musicali del giovane Wagner: Mendelssohn, Weber e Beethoven. Ottimo il Czech Philharmonic Choir di Brno preparato da Petr Fiala e Michael Dvořák, così come gli interventi dei giovani cantanti del Coro di voci bianche del Teatro Comunale di Modena. Nel cast coinvolto troviamo alti e bassi. Corby Welch è Tannhäuser. Interpretativamente il tenore americano si cala totalmente nel personaggio pensato per lui dal regista, aderendo perfettamente alle sue intenzioni e proponendo così un personaggio indisponente, svogliato e sfacciato. Vocalmente la prova non è priva di difetti: la voce soprattutto nel registro acuto perde efficacia e smalto, ma riesce comunque a portare a casa la recita in modo dignitoso. Ottime invece le prove di Leah Gordon, Tijl Faveyts e Birger Radde, rispettivamente Elisabeth, Hermann e Wolfram von Eschenbach. Il soprano canadese ha sfoggiato voce lirica piena e salda, perfetta per il ruolo che ricopriva e salutata dal pubblico caldamente al termine dell’opera. Il basso belga Tijs Faveyts ha pienamente convinto come Hermann grazie a voce profonda e sonora e interpretazione molto coinvolgente. Il baritono tedesco invece Birger Radde si è distinto tra i cantori per la vellutata voce baritonale e ottimo fraseggio. Interessante la Venus di Heike Wessels, interpretativamente molto coinvolgente. Completano in modo soddisfacente il cast i cantori Martin Mairinger, Young Kwon, Christian Sturm e Gerrit Illenberger, nei ruoli di Walther, Biterolf, Heinrich e Reinmar, insieme al giovane pastore di Julia Duscher.

Grande successo al termine per entrambe le recite, sia quella bolognese che quella reggiana che decretano quindi il successo dell’operazione Wagner in terra emiliana. Forse dopotutto questo repertorio, di certo non usuale nei teatri di tradizione emiliani, può funzionare e può rappresentare una sfida per il futuro e per il pubblico. 


Teatro Comunale
Bologna | 19 novembre 2022

Lohengrin 

opera romantica in tre atti
libretto e musica di Richard Wagner

Enrico l’Uccellatore | Albert Dohmen
Lohengrin | Daniel Kirch
Elsa di Brabante | Anna-Louise Cole
Telramund | Olafur Sigurdarson
Ortrud | Anna Maria Chiuri
Araldo | Lukas Zeman
Primo cavaliere | Manuel Pierattelli
Secondo cavaliere | Pietro Picone
Terzo cavaliere | Simon Schnorr
Quarto cavaliere | Victor Shevchenko
Primo paggio | Francesca Micarelli
Secondo paggio | Maria Cristina Bellantuono
Terzo paggio | Eleonora Filipponi
Quarto paggio | Alena Sautier
Richard Wagner | Andrea Argentieri
Gottfried| Alessandro Antonino

Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna
Coro del Teatro Accademico Nazionale dell’Opera e balletto ucraino “Taras Shevchenko”

direttore | Asher Fisch
maestro del coro | Gea Garatti Ansini
maestro del coro “Tara Shevchenko” | Bogdan Plish
regia, scene, luci, video | Luigi De Angelis (Fanny & Alexander)
drammaturgia e costumi | Chiara Lagani
aiuto regia | Andrea Argentieri

Teatro Romolo Valli
Reggio Emilia | 20 novembre 2022

Tannhäuser
opera in tre atti
libretto e musica di Richard Wagner

Hermann | Tijl Faveyts
Tannhäuser | Corby Welch
Wolfram von Eschenbach | Birger Radde
Walther von der Vogelweide | Martin Mairinger
Biterolf | Young Kwon
Heinrich der Schreiber | Christian Sturm
Reinmar von Zweter | Gerrit Illenberger
Venus | Heike Wessels
Elisabeth | Leah Gordon
Un giovane pastore | Julia Duscher
Paggi | Serena Cusimano, Silvia Dilenge, Anna Elvezzi, Bianca Meregalli, Elena Sofia Nativio, Elena Pignatti, Erika Ranieri, Sofia Sereni

Orchestra dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini
Czech Philharmonic Choir Brno

direttore | Marcus Bosch
direttore e primo maestro del coro | Petr Fiala
secondo maestro del coro | Michael Dvořák
regia | Georg Schmiedleitner
assistente alla regia | Georg Simonsky
scene | Stefan Brandtmayr
costumi | Cornelia Kraske
assistente ai costumi | Aline Marie Blaschek
luci | Hartmut Litzinger
trucco | Katja Glückler








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