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Il Macbeth di Verdi al Teatro alla Scala

Del Macbeth che ha aperto la stagione della Scala si è parlato già molto, come forse è giusto che sia, dato che la prima è stata trasmessa in diretta sulla televisione nazionale e che è stata molto seguita dal pubblico a casa.

Cosa aggiungere, quindi, riguardo alla recita di domenica 19 dicembre?

Ci tenevo molto a vedere dal vivo questo spettacolo così discusso e così affascinante. Mi aveva colpito molto, vedendolo in televisione, ed ero curioso di capire com’era la resa dal vivo, in teatro. E, devo dire, ne sono uscito davvero contento, prima di tutto per la resa musicale e vocale.

Rispetto alla prima del 7 dicembre, la direzione del Maestro Riccardo Chailly mi è parsa meno pesante (tranne in alcune parti all’inizio del primo atto, con tempi così dilatati da mettere quasi in difficoltà i cantanti) e molto più in sintonia con la trama e il libretto. Anche la performance dei cantanti è stata migliore rispetto a quanto visto in televisione. Il protagonista, Luca Salsi, ha reso un’interpretazione intensa dell’ambizioso generale spinto dalla moglie ma frenato dai propri timori. Un po’ meno sospiri e sibili, renderebbero il canto più elegante e meno caricato. Il genio di Verdi sta nel trasmettere i sentimenti con la sua musica, non è necessario esasperare l’interpretazione per aumentare la drammaticità della vicenda, perché si ottiene l’effetto opposto e si spegne un po’ la magia. Tra l’altro Luca Salsi ha una voce estremamente dotata, un bel timbro verdiano, una potenza che gli permette di far vibrare un teatro grande come la Scala, nonché una buona capacità attoriale. Non ha certo bisogno di esagerare gli accenti nel canto per rendere giustizia a Verdi e alla sua opera, che gli calza a pennello.

La Lady di Anna Netrebko è affascinante e seducente nella sua malvagità. La diva è parsa un po’ in difficoltà sugli acuti del recitativo che la porta in scena nel primo atto, ma per tutto il resto dell’opera regala una buona interpretazione vocale, grandemente apprezzata dal pubblico che riempie la sala. Bellissimi i pianissimi, buoni i recitativi (con una pronuncia dell’italiano più che soddisfacente), splendida la recitazione. Sembra calarsi completamente nel personaggio: ambiziosa, sprezzante, fiera, sfrontata. E vederla danzare dal vivo, dimenandosi insieme al corpo di ballo dopo il coro delle streghe, è davvero impressionante. Non c’è che dire: è davvero una primadonna e regge la pressione e l’intensità della recita fino alla fine, con la vertiginosa scena del sonnambulismo, ben eseguita a diversi metri di altezza.

Eleganti nell’interpretazione vocale quanto in quella  scenica, i bravissimi Francesco Meli (Macduff) e Ildar Abdrazakov (Banco), voci adatte a un teatro come la Scala e molto applaudite dal pubblico, specialmente dopo le arie “Ah, la paterna mano” e “Come dal ciel precipita”. Molto bene anche il giovane Iván Ayón Rivas nel ruolo di Malcolm. Una bella voce, fresca, che si fonde con quella di Meli in una bellissima cabaletta risorgimentale “à la Verdi”.

Spendiamo un paio di parole, meritate, per i comprimari. Capita spesso che questi ruoli vengano affidati da alcuni teatri a cantanti vocalmente non ineccepibili. Non è questo il caso di questa produzione: le voci dei comprimari stupiscono per solidità, accuratezza e bellezza del timbro. Bravissima Chiara Isotton nel ruolo della Dama di Lady Macbeth, a fuoco e di gran spessore i suoi acuti nel finale atto I. Bellissima voce, scura e corposa, per il Medico (Andrea Pellegrini, che avevamo già sentito nell’Aida al teatro di Busseto). Buona interpretazione anche per Leonardo Galeazzi (Domestico), Guillermo Bussolini (sicario) e le tre apparizioni.

La regia di Davide Livermore è quella di un kolossal, pensata per sfruttare al meglio le meraviglie tecnologiche del palco del Teatro alla Scala e per creare uno spettacolo che riuscisse a impressionare anche il pubblico da casa. Magari sacrifica un po’ il lavoro sui personaggi, la parte più intima e psicologica di questo dramma shakespeariano, però sicuramente l’impatto visivo è di grande effetto. L’ambientazione un po’ “Gotham City” è molto cinematografica e si sposa bene con la vicenda dell’ambiziosa coppia. I cambi di scena sono rapidissimi e mantengono sempre incalzante il ritmo della rappresentazione. Alcuni aspetti della regia non sono chiarissimi, e necessiterebbero di spiegazioni per essere ben compresi (un esempio: perché il coro delle streghe ha l’aspetto di passanti e di impiegati di questa futuristica città? È forse perché le streghe sono le persone comuni, quelle intorno a noi? O magari siamo proprio noi? Boh!). Voglio menzionare anche un paio di piccole trovate che mi sono piaciute: la foresta di Birnam è un dipinto che sta appeso come spada di Damocle nella hall del palazzo di Macbeth fin dall’inizio dell’opera, ma che “prende vita” solo nel finale; e poi, bellissimo l’effetto della fontana in casa di Macbeth la cui acqua si tinge di rosso quando viene ucciso il Re Duncano: l’acqua che potrebbe lavare le mani della coppia delinquente è essa stessa sangue, e niente potrà lavare il loro delitto. Le scene di Giò Forma sono semplicemente meravigliose, davvero imponenti e realistiche, così come bellissimi sono i costumi di Gianluca Falaschi (specialmente gli abiti scintillanti, bianco e oro, del ricevimento del secondo atto) e le luci di Antonio Castro. Di grande effetto le videoproiezioni a cura di D-Wok, che danno tridimensionalità alle scene e arricchiscono la narrazione con effetti speciali incredibili. Già solo per questi, lo spettacolo meritava di essere vista di persona in teatro. Belli i movimenti delle masse e del corpo di ballo, inclusi quelli per i balletti aggiunti da Verdi per l’edizione francese, curati da Daniel Ezralow

Ottima prova per i coristi del Coro del Teatro alla Scala, sia per la componente femminile, che brilla nella bellissima parte scritta per le streghe, sia per quella maschile che fa un figurone nel coro dei sicari, cantato quasi sottovoce, con l’accompagnamento delle sole percussioni. Eccellente, come sempre, anche l’Orchestra del Teatro alla Scala.

Nel complesso, quindi, un’opera della quale si può discutere molto, schierandosi a favore o contro la regia moderna e cinematografica, ma che merita di essere vista in teatro. E forse è una cosa positiva che, bene o male, se ne parli. Chissà che non serva a ricordare agli italiani che abbiamo una forma di arte che è ancora viva e ha ancora qualcosa da raccontare, che merita di avere un pubblico sempre più vasto e, possibilmente, giovane.

Roberto Cighetti


Teatro alla Scala, 19 Dicembre 2021

Macbeth
Dramma lirico in quattro atti
Libretto | Francesco Maria Piave
Musica | Giuseppe Verdi

Macbeth | Luca Salsi
Banco | Ildar Abdrazakov
Lady Macbeth | Anna Netrebko
Dama | Chiara Isotton
Macduff | Francesco Meli
Malcolm | Iván Ayón Rivas
Medico | Andrea Pellegrini
Domestico | Leonardo Galeazzi
Sicario | Guillermo Bussolini
1° apparizione | Costantino Finucci
2° apparizione | Giovanni Crisostomo
3° apparizione | Rebecca Luoni 

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Direttore | Riccardo Chailly
Regia | Davide Livermore
Scene | Giò Forma
Costumi | Gianluca Falaschi
Luci | Antonio Castro
Video | D-Wok
Coreografia | Daniel Ezralow

 

Nuova Produzione Teatro alla Scala

ph. Brescia & Amisano

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  1. Che recensione bellissima. Complimenti.
    Viene voglia di rivedere questa opera per cogliere tutte le sfumature descritte nell’articolo.
    Grazie

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